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Gonfienti
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mwfgGonfienti è un sito mwfwarcheologico nell'omonima frazione di mwgaPrato, con i resti di un'antica città mwgqetrusca estesa per circa 17 ettaricite-ref-1[1]cite-ref-2[2] fra il fiume mwigBisenzio, il mwiwtorrente Marinella e i mwjamonti della Calvana, ai margini del bacino lacustre-fluviale Firenze-Prato-Pistoia. Gli scavi sono stati avviati tra il mwjq1996cite-ref-3[3] e il mwkg1997cite-ref-gao-4-0[4].
Contents
• Storia
• Note
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Storia
Risalente alla fine del mwmgVII secolo a.C., la città etrusca presso Gonfienti costituiva il baricentro dell'importante via di comunicazione tra l'mwmwEtruria centrale e l'mwnaEtruria padana ed aveva pianificato l'intera piana tra mwnqFirenze e mwngAgliana. Abbandonata intorno alla fine del mwnwV secolo a.C. per ragioni ancora ignote, viene riconosciuta come una delle principali città etrusche dell'epoca arcaica, testimoniata dall'importanza dei reperti finora riemersi da scavi ancora nella sua fase iniziale, come le mwoaceramiche attiche di grande pregio recuperate, fra le quali la mwoqkylix attribuita a mwogDouris, artista greco attivo ad mwowAtene, tra il mwpa500 e il mwpq475 a.C.
La città, anche se intuibile solo parzialmente per la rapida urbanizzazione nella sua area, era quasi certamente collegata commercialmente a mwpwmwqaKainua, presso mwqqMarzabotto, al fine di favorire gli scambi attraverso l'Appennino, lungo la direttrice che collegava le città di mwqgSpina e mwqwPisa nel corso del VI-V secolo a.C. fino a decadere quasi improvvisamente al termine del mwraV secolo a.C., per circostanze ancora non chiare.cite-ref-5[5] A seguito della sua scomparsa non si hanno tracce documentarie ma possiamo ipotizzare con buona probabilità che gli stessi abitanti abbiano provveduto a spostarsi in aree più protette, dove la difesa da attacchi esterni (i celti dal nord) sarebbe stata maggiormente garantita. In effetti la città, che non disponeva di mura, si sviluppò partendo da un progetto di pianificazione che sembrerebbe anticipare la struttura delle città mwsqippodamee, fattore reso possibile per la stabilità che si era venuta a creare nell'Etruria Settentrionale nell'arco temporale che separa la battaglia contro i greci focesi (mwsg540 a.C.) e la conquista di mwswVeio (mwta396 a.C.) da parte di Roma, ed il conseguente spostamento verso nord del tradizionale baricentro etrusco dell'area meridionale della Toscana. Le aree in questione potevano essere state Artimino, Fiesole e, anche se parzialmente perché più lontana, ma sulla stessa direttrice geografica, mwtqVolterra, che nel secolo successivo ampliarono o costruirono la loro cerchia muraria a seguito di un imponente sviluppo demografico.
Infine la piana fu abitata dai mwtwRomani (vi passava la mwuavia Cassia, nel tratto che collegava mwuqFirenze con mwugPistoia, sulla via per mwuwLuni). Gli storici hanno collocato nei pressi dell'antica città etrusca la mansione "mwvaAd Solaria" della antica mwvqVia Cassia, e riportata nella celebre mwvgTavola Peutingeriana.
L'ipotesi Camars
In effetti la città aveva assi viari ben pianificati (indicanti quindi una presenza costante nel territorio di genti etrusche), con una strada di oltre dieci metri di larghezza e un'estensione notevole (sono circa 30 gli ettari sottoposti a vincolo dalla soprintendenza). All'interno di essa è stata rinvenuta una "mwygdomus" di circa 1440mwyw m² (la più grande dell'Italia antica, prima della Roma Imperiale), sviluppata sul modello delle ville pompeiane (ma di alcuni secoli precedente) con una rete di canali idrici ancora in parte funzionanti e un'eccezionale quantità di ceramiche greche a figure rosse e nere, su cui spicca una mwzakylix attribuita a uno dei più importanti artisti greci del mwzqV secolo, mwzgDouris e delle pregevoli antefisse a figure femminili. Indizi sull'esistenza mwzwin loco di una città etrusca erano già stati ipotizzati nel corso del mwaaXVIII secolo, quando vennero raccolti svariati reperti di quell'epoca (tra cui il cosiddetto "offerente" esposto al "British Museum"), suggerendo per essa il nome di mwaqBisenzia, una mitica città etrusca scomparsa secoli fa e citata da locali letterati rinascimentali.
Etruschi e Prato
Una forte presenza etrusca nel territorio della piana pratese è testimoniata dai tanti reperti trovati in aree limitrofe di mwcaPrato: mwcqCarmignano, mwcgComeana e nei territori comunali di mwcwSesto Fiorentino e di mwdaCalenzano sui monti della Calvana. Già nel 1735, a pochi chilometri da Gonfienti, fu rinvenuto l'offerente bronzeo di Pizzidimonte, oggi conservato presso il mwdgBritish Museum di Londra.
Inoltre, non molto distanti da Gonfienti sorgevano le città etrusche di mweaArtimino, mweqFiesole, nota dal mwegIV secolo a.C. come mwewVipsul e, sulla via per mwfaFelsina, quella di mwfqmwfgKainua, nel comune di mwfwMarzabotto, probabilmente fondata da coloni provenienti da Gonfienti.
Sull'Appennino Pistoiese è ricordato dal XVI secolo il Rio Gonfienti che scende da Gavinana per gettarsi nel torrente Limestre.
Note
cite-note-11. ↑ Michelangelo Zecchini, mwhgLa città etrusca di Gonfienti, la kylix di Douris e l'offerente di Pizzidimonte, in Prato Storia Arte, 109.
cite-note-22. ↑ Si stima che l'estensione possa essere in realtà oltre i 30 ettari.
cite-note-33. ↑ Giovanni Millemaci, Gabriella Pogges, mwjqCeramica attica dall'abitato etrusco di Gonfienti, in mwjgAttische Vasen in etruskischem Kontext, Beihefte zum CVA, II, München, pp. 45-52.
cite-note-gao-44. ↑ mwkgGruppo Archeologico "L'offerente", mwkwmwlaGonfienti, su mwlqgonfienti.it. mwlgURL consultato il 19 dicembre 2015 mwlw(archiviato dall'mwmaurl originale il 15 gennaio 2021).
cite-note-55. ↑ Attualmente, la mancanza di fondi ha arrestato il proseguimento e la messa in sicurezza degli stessi scavi, e l'ampliamento dell'Interporto toscano minaccia la prosecuzione dei lavori e l'esistenza stessa dei reperti.
cite-note-66. ↑ G.Centauro, mwnwIpotesi su Camars in Val di Marina. Dalla città etrusca sul Bisenzio all'identificazione di Clusio. (appunti, studi preliminari e osservazioni sulle scoperte dal 2002 al 2004) , coll. "Quaderni di Microstoria", XII, Nuova Toscana Editrice, Campi Bisenzio, 2004.
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